Finalmente anche il nostro Paese avrà la possibilità di ammirare i capolavori di Toko Shinoda. La bellezza e perfezione delle sue opere astratte la consacrano come una delle massime interpreti viventi del genere sumi-e, antica pittura ad inchiostro di china a cui Toko Shinoda ha impresso vitalità e forme del tutto personali. Un’artista d’avanguardia, presente fra le collezioni dei maggiori musei e gallerie del mondo ed oggi, per la prima volta, in mostra con i suoi dipinti e litografie a Roma ed infine Milano.
L’ evento è organizzato dalla Fondazione Italia Giappone in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma e la Triennale di Milano, con il contributo della Japan Foundation, Fiat Group e il Comune di Milano ed il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Comune di Roma e dell’Ambasciata del Giappone in Italia.
Il 17 gennaio 1995 una violentissima scossa di terremoto svegliava la città di Kobe. Erano le 5:46 del mattino. In una manciata di secondi interi quartieri vennero rasi al suolo, oltre 5000 persone persero la vita, e molti fra coloro che si salvarono si ritrovarono senza un tetto.
Le drammatiche immagini trasmesse dalle tv di tutto il mondo mi convinsero che le fantasie dei mangaka, che avevano disegnato scene apocalittiche di una terra che si fende in due, non erano poi così assurde come sempre mi erano apparse.
Realtà e fantasia: di fronte ad immagini tanto devastanti, davvero se ne dimenticano i confini. La natura è imprevedibile, anche per un paese avvezzo e allenato ai sismi come il Giappone. Le fotografie scattate a Kobe dopo il terremoto da Ryuiji Miyamoto possono dare la misura dei danni morali e materiali che la città subì.
Ripenso ora alle parole composte di Y., cittadina di Kobe e giunta in Italia per studiarne l’arte. Erano ormai passati tre anni, la sua città era tornata a vivere. Mi raccontò di aver perso un’amica ma con una semplicità che mi colpì. Non aggiunsi altre domande, non mi sembrava il caso di rievocare un triste ricordo, il dolore a volte si esprime muto. Così camminando mi ricordai di una cartolina che mi aveva spedito, chissà quando: quella romantica nave tutta illuminata di notte, all’orizzonte, pareva sfiorare la luna. Tornammo a parlare del domani.
Si legge kai ed è l’ideogramma con cui viene indicato il piano degli edifici. Ma attenzione! Quello che per noi è il pianterreno, per i giapponesi è invece il primo piano. Di conseguenza al nostro primo piano corrisponderà il secondo piano.
Chissà se anche il prossimo primo gennaio vedremo nei tg nazionali quella serie di filmati provenienti da tutto il mondo a testimonianza di come ogni paese saluti diversamente l’avvento del nuovo anno.
Del Giappone è certamente immancabile la suggestiva cerimonia detta joya no kane 除夜の鐘 : i monaci buddhisti, prima che scocchi la mezzanotte, percuotono con dei lunghi bastoni di legno le campane del tempio perché il loro suono echeggi in tutto il paese. In totale verranno suonati 108 rintocchi, quanti sono i desideri umani, come simbolo di purificazione.
Anche alle abitazioni toccherà una grande pulizia di fine anno, dai pavimenti ai muri agli abiti, tutto verrà “rinnovato”: quindi tutti gli oggetti che non si usano più o sono rovinati vengono cambiati con dei nuovi.
Insomma, dopo essersi predisposti spiritualmente al meglio, si crea anche nelle case un piccolo posto per il nuovo, anche questo in fondo è un buon proposito, … o no?
“Joya no kane” al Chion-in 知恩院 di Kyoto. Il tempio custodisce una delle campane più importanti del paese.
Trascorsa così la notte del 31 dicembre (detta Ōmisoka), cominciano i festeggiamenti del primo giorno dell’anno, noto come O-Shōgatsu.
Gli ingressi delle case vengono abbelliti con vari ornamenti, gli o-shogatsu kazari , che hanno la funzione di scacciare la mala sorte. Le donne di casa preparano con discreto anticipo – è di cattivo auspicio cucinare i primi giorni dell’anno- gli osechi ryori 御節料理, il tipico cibo di capodanno che viene conservato in scatole laccate. All’interno di questi contenitori il ricco menu della famiglia giapponese finalmente riunita intorno alla tavola: pesce, verdure, legumi, tutto ha una straordinaria bellezza.
La prima settimana di Gennaio è anche il momento per la “hatsumode“ 初詣, la prima visita al tempio dell’anno nuovo. E’ l’occasione per recitare la prima preghiera, bere una varietà di sake che propizia la buona salute ed infine per acquistare gli oroscopi dell’anno nuovo, gli omikuji. Stampati su delle striscette di carta, questa sorta di oracoli moderni vengono estratti a caso da una cassetta. Una volta consultati vengono poi appesi agli alberi del tempio, quasi a voler fermare le premonizioni meno buone, almeno per chi ancora ci crede.
“Letters to God” Photo andrèsmhAlcuni diritti riservati
Una piacevole consuetudine è quella di spedire le tradizionali cartoline del nuovo anno (nengajō). Ne vengono spedite a milioni: amici, colleghi, conoscenti i destinatari, a tutti coloro cui si tiene. In Giappone è una mania visto che vengono abbinate ad una lotteria ed è buona cortesia che vengano recapitate entro la prima settimana dell’anno, a meno che la famiglia non abbia di recente avuto un lutto. Questi bigliettini augurali si possono trovare in vendita già tempo prima presso magazzini e uffici postali anche se i più creativi preferiscono personalizzarle e stamparle a casa. Nei kit infatti viene fornita l’apposita carta postale, timbri e penna.
In genere riportano il disegno dell’animale dello zodiaco junishi che segna l’anno nuovo: il 2009 sarà l’anno del bue, mentre il 2008 è stato l’anno del topo.
Bellissima cartolina virtuale realizzata da una ragazza giapponese, creatrice anche dei topolini di feltro. Gli auguri sono in francese perchè la foto è in parte di ispirazione europea ma nello spirito è profondamente giapponese. Tutti i diritti riservati.
CURIOSITA’: come si fanno gli auguri in giapponese?
Dunque, visto che siamo ancora nel vecchio anno (ancora per poco però!), si usa dire “yoi o toshi wo”よいお年を. Quando invece entreremo nel 2009, allora sarò meglio ricorrere all’espressione “akemashite omedetō” 明けましておめでとう che corrisponde al nostro “Felice Anno Nuovo”.
Eccomi quì dopo una lunga pausa dovuta a qualche impegno. … Brr ma che freddo e che tempaccio oggi, … che ne dite di preparare una buona zuppa fumante?
Il piatto si chiama misoshiru ed è una zuppa a base di miso.
Nel mondo è nota ai seguaci della cucina macrobiotica, in Giappone viene preparata dai tempi più remoti quando, insieme al riso e pesce, costituiva l’alimento base dieta nazionale.
Il miso è un condimento vegetale che si ricava dalla soia: dai tempi di fermentazione ed ingredienti utilizzati dipenderà il suo sapore (generalmente salato). Il miso può essere utilizzato come condimento nella preparazione di varie zuppe, ortaggi, legumi o altre verdure; inoltre diluendolo in acqua (come il dado) se ne ricaverà un saporito brodo, consumato in Giappone anche a colazione. Essendo ricco di proteine, vitamine e minerali, è un ottimo integratore e ricostituente alimentare purchè si ricordi di non farlo bollire: quindi aggiungetelo dopo la cottura affinchè non perda i propri preziosi fermenti.
Preparare una zuppa di miso in realtà non è così complicato, a meno che si opti per le miso soups istantanee (in foto), tanto vendute in Giappone. Il miso lo si può acquistare, come il tōfu (formaggio di soia) o l’alga wakame, in tutti gli alimentari orientali e negozi biologici. Ci sono molte ricette per fare una zuppa di miso, alcune prevedono l’uso del katsuoboshi (tonno essiccato e sfilacciato) che forse per alcuni ha un gusto insolito.
A Bologna sarà protagonista, presso il Museo Civico Archeologico, la stampa xilografica giapponese. Centocinquanta capolavori, alcuni dei quali firmati dai più grandi maestri della ukiyo-e (Utamaro, Kunisada, Hiroshige..), fra cui anche opere teatrali e per l’infanzia (queste per la prima volta in Italia).
Il chimico svedese Nobel, nel lontano1895 (un anno prima della sua morte avvenuta a Sanremo), lasciava ai posteri il suo testamento: lui che aveva inventato la dinamite, desiderava destinare il suo enorme patrimonio a coloro che avrebbero contribuito alla ricerca scientifica, alle letteratura e alla pace. Così ogni anno, dal 1901, a Stoccolma si rinnova l’assegnazione dei premi più prestigiosi al mondo che portano il suo nome.
Ed il 2008 sarà un anno che il Giappone ricorderà per i numerosi riconoscimenti vinti in campo scientifico. La commissione ha infatti assegnato il Nobel per la fisica a tre sue eminenti studiosi: Nambu Yōichirō (attivo negli Stati Uniti), Kobayashi Makoto, Masukawa Toshihide. La notizia pare abbia destato qualche delusione nell’ambiente scientifico italiano che sperava di veder riconosciute le ricerche sulla fisica subatomica intraprese dallo scienziato Nicola Cabibbo, come si può leggere da numerosi articoli on line.
Il nobel per la chimica 2008 invece è andato congiuntamente al chimico giapponese Shimomura Osamu ed agli statunitensi Martin Chalfie e Roger Y. Tsien per aver scoperto la Green Fluorescent Protein (Gfp), un ulteriore passo in avanti per la biochimica contemporanea.
Come promesso, eccomi quì a stilare un elenco dei nomi in katakana finora visti insieme (se ci fosse qualche errore, chiedo cortesemente di segnalarmelo); la lista verrà aggiornata ovviamente di volta in volta. In questo modo riuscirete a verificare immediatamente come si trascrive il nome che vi interessa (se è nella lista). Leggi il seguito di questo post »
Lo yomiuri.co.jp riporta (in data 25 Settembre 2008 ) una notizia sensazionale: la portantina che giaceva nel magazzino d’una galleria d’arte di Washington è appartenuta niente di meno che al tredicesimo shōgun Tokugawa, Iesada (1824-1858). Il palanchino venne infatti utilizzato per trasportare la sua sposa, la principessa Atsu o Atsuhime, il giorno delle loro nozze tenutesi nel 1856.
Il prezioso reperto risalirebbe dunque alla fine del periodo Edo, è in legno laccato ed è sia internamente che esternamente riccamente lavorato. Fondamentali infatti, ai fini di una corretta datazione storica, si sono rivelate per gli studiosi proprio le decorazioni interne: le tre foglie dorate di futaba aoi (Asarum Caulescens?) racchiuse in un cerchio costituivano al tempo lo stemma della famiglia Tokugawa.
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