In viaggio con la Moleskine

2 05 2009

Grazie a Youtube, ho avuto la fortuna di imbattermi in un lavoro unico per le suggestioni che riesce a tramettere. Si tratta dei delicati acquerelli dipinti sulla propria Moleskine da una ragazza europea che ha visitato il Giappone: appunti, calligrafie, ritagli di carta, biglietti, schizzi, fotografie, ritratti e tanto altro animeranno il leggendario taccuino, compagno inseparabile di famosi scrittori ed artisti.



Video di asampi

 

88cfa4deed51a38d8b9c365c976c7c6bVi segnalo anche che la stessa autrice cura -come indicato nel video- un blog sulla piattaforma WordPress. Ed io, curiosa, sono subito corsa a leggere. Vi ho trovato delle note di viaggio sul Giappone ma anche su altri paesi (compresa l’Italia ^-^), illustrate con altrettanta originalità e bellezza. Un bel modo di viaggiare e di fermare i ricordi, non credete anche voi? 

 





La portantina di una principessa

7 10 2008

Lo yomiuri.co.jp riporta (in data 25 Settembre 2008 ) una notizia sensazionale: la portantina che giaceva nel magazzino d’una galleria d’arte di Washington è appartenuta niente di meno che al tredicesimo shōgun Tokugawa, Iesada (1824-1858). Il palanchino venne infatti utilizzato per trasportare la sua sposa, la principessa Atsu o Atsuhime, il giorno delle loro nozze tenutesi nel 1856.
Il prezioso reperto risalirebbe dunque alla fine del periodo Edo, è in legno laccato ed è sia internamente che esternamente riccamente lavorato. Fondamentali infatti, ai fini di una corretta datazione storica, si sono rivelate per gli studiosi proprio le decorazioni interne: le tre foglie dorate di futaba aoi (Asarum Caulescens?) racchiuse in un cerchio costituivano al tempo lo stemma della famiglia Tokugawa. 

Curiosità

Leggi il seguito di questo post »





Le scimmiette del Nikkō Tōshōgū

15 09 2008

Nikkō Tōshōgū è un tempio shintoista che si trova nell’omonima località di Nikkō (prefettura di Tochigi), a circa cento chilometri dalla capitale. Decretato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, questo santuario shintoista venne eretto nel 1636 sul monte Nikkō in memoria del primo shogun Tokugawa, Ieyasu, di cui ne ospita i resti mortali. Leggi il seguito di questo post »





Uchiwa, accessori senza tempo

9 09 2008

In Giappone sono noti come uchiwa 団扇 : si tratta di quei simpatici ventagli che nessun turista straniero può fare a meno di acquistare e riportare in patria come souvenir. Malgrado la loro leggerezza e bellezza, non sono proprio pratici da portare nelle borsette femminili, quindi in Occidente sono stati stati scalzati nell’uso quotidiano da quelli pieghevoli (inventati tra l’altro sempre in Giappone) ma in quanto a refrigerazione, assicuro che sono imbattibili.
Il ventaglio rigido nacque in Cina e venne introdotto nella corte giapponese quasi 1500 anni fa’, divendolo presto uno degli accessori più amati da dame e nobili, un ulteriore segno di distinsione oltre all’abito. Nel ventaglio infatti confluivano i passatempi preferiti dagli intellettuali: poesia e pittura, calligrafia. Inoltre aveva anche uno scopo pratico visto che esso consentiva di difendersi dall’afa dei mesi estivi, dalle sferzate del vento nei mesi invernali nonchè a volte dagli sguardi indiscreti. Gli uchiwa vennero dunque minuziosamente dipinti a pennello e con vivaci colori: a predominare erano i motivi floreali o naturalistici (peonie, rami di ciliegio, canne di bambù, gru, farfalle, grilli, libellule, usignoli..), spesso scelti come sfondo a raffinate poesie.

Utagawa Kuniyoshi (1797-1861)
Donna con ventaglio (particolare da commons.wikimedia.org)

Leggi il seguito di questo post »





Il sottile umorismo di Toba Sōjō

18 07 2008

I Chōjū giga 鳥獣戯画 sono quattro rotoli dipinti (emakimono) attribuiti al monaco buddista Toba Sōjō, vissuto in epoca Heyan (794-1186), periodo d’oro per l’arte e la letteratura giapponesi. Alcune differenze stilistiche, riscontrate confrontandoli fra di loro, hanno tuttavia indotto gli studiosi a ritenere che gli autori di questi dipinti caricaturali siano stati più di uno, quindi non solo il religioso di Kyoto.
La bellezza dei Chōjū giga, eseguiti attorno al 1100 su carta ad  inchiostro monocromo, risiede tutta nell’originalità e freschezza del soggetto: uomini comuni, monaci e bestie si susseguono in varie attività ed atteggiamenti quasi a suggerire, con un certo humour, che società umana ed animale siano molto più affini di quanto si creda. Si è ipotizzato infatti che gli animali ritratti incarnino vizi e virtù umane, portati dagli artisti all’eccesso forse per ammonire la corrotta classe dei religiosi del tempo, molto più interessata al potere economico e temporale.

I dipinti sono conservati nel Museo Nazionale di Tokyo e sono da molti annoverati tra gli antesignani del moderno manga.

 

Rane e dei conigli si sfidano al sumō (commons.wikimedia.org)

 

Per saperne di più:
int.physiology.jp
kokingumi.com

 





La statua di Hachiko, un cane fedele

8 07 2008

 Hachikô ハチ公, uno splendido esemplare di Akita Inu, era un cucciolo quando venne regalato al professor Ueno. L’uomo ogni mattina prendeva il convoglio che passava dalla stazione di Shibuya 渋谷駅 e che lo avrebbe portato a Tokyo. Hachikô prese l’abitudine di accompagnarlo e di aspettarne, a sera, il rientro davanti alla stazione.  Due anni dopo il professore venne stroncato da un infarto. Quel treno non lo avrebbe più riportato a casa vivo ma Hachikô rimase lì ad attenderlo fino all’ultimo giorno della sua vita. Chûken Hachikô  忠犬ハチ公 (“Il fedele cane Hachikô”), come venne chiamato, commosse gli abitanti di Shibuya e la sua fama si diffuse a tal punto che cominciarono a giungere alla stazione turisti e curiosi. Hachikô morì dieci anni dopo proprio lì, nello stesso punto dove tutti lo ricordavano accucciato ad attendere il suo padrone.

La notizia finì sui giornali e si decise di onorarne la memoria con un bronzo. Così lo scultore Shou Ando ultimava una statua di Hachikô che venne collocata davanti alla stazione. Sfortunatamente l’opera venne rimossa e fusa durante la seconda guerra mondiale per aiutare il paese a produrre nuove armi per l’armata imperiale. Terminato il conflitto, sarà proprio il figlio di Shou Ando, Teru, a realizzare una replica dell’antica statua, che oggi possiamo ammirare all’entrata della stazione di Shibuya.
La statua di Hachikô è divenuta il punto più celebre della città ed insieme il luogo di ritrovo dei giovani. Infine, il 7 Marzo di ogni anno si tiene la Chûken Hachikô Matsuri 忠犬ハチ公祭, festa in onore dell’amicizia e fedeltà che lega da millenni l’uomo ed il cane.

Links utili sulla razza Akita Inu e razze canine giapponesi:
http://www.bulldoginformation.com/Akita-inu.html
http://www.youkosoitalia.net/?p=746

 

Su Youtube invece è possibile vedere uno splendido Cartoon!

Curiosità: Richard Gere interpreterà il professore Ueno nel fim remake Hachiko: A Dog’s Story. Leggi articolo su sito dell’ansa





Kanzashi, tra modernità e tradizione

1 07 2008

La pettinatura tradizionale della maiko o apprendista geisha, consiste generalmente nel raccogliere i capelli in una sorta di crocchia divisa in due parti uguali sulla sommità della testa.  Dopo ore ed ore di seduta dal parrucchiere, i capelli risulteranno finalmente morbidi, lucidi e profumati. Per impedire che si possano spettinare durante il sonno, la giovane maiko dovrà imparare a dormire sul takamakura 高枕 (lett. “ cuscino alto”), un guanciale rettangolare spesso e duro che le consentirà di appoggiare soltanto la nuca… a meno che non opti per la più pratica parrucca!

L’acconciatura sarà infine ingentilita applicandovi sopra il kanzashi 簪, sorta di forcina o pettine ornamentale realizzato in legno, seta, plastica o materiali preziosi. L’origine del kanzashi è molto antica e documentata dalle stampe che risalgono a duecento anni fa.

(“Maiko Face” Photo Rumpleteaser Attribuzione Alcuni diritti riservati )

Leggi il seguito di questo post »





Le mille gru di Sadako

20 06 2008

Sasaki Sadako aveva appena due anni quando, quel maledetto 6 agosto del 1945, Little Boy precipitò sulla città di Hiroshima.
La bimba si salvò, tanti altri suoi coetanei invece morirono. La guerra finiva tragicamente per il popolo giapponese, tra l’umiliazione della sconfitta e migliaia di vite umane ridotte in polvere insieme alla bomba. Bisognava ricominciare da zero e questo fece il popolo giapponese.
Sadako intanto, nell’entusiasmo della sua giovane età, cresceva forte e piena di aspettative, amante della vita e dello sport. Un giorno però qualcosa andò diversamente: Sadako arrivò stremata alla fine di quella pista da corsa che l’aveva sempre vista arrivare prima. In breve tempo le venne diagnosticata una grave forma di leucemia, malattia che la costrinse a ricordare il mattino che dal cielo era caduta quella strana pioggia nera.
Giungeva così per Sadako il momento della sua ultima corsa, della sua gara contro il tempo: creare mille origami per esorcizzare la morte, per continuare a sperare nella vita. Leggi il seguito di questo post »





Lunga vita alla washi!

8 06 2008

Se c’è un popolo che ripone grande attenzione alla bellezza di una carta questo è il popolo giapponese. Qualsiasi sia il valore dell’oggetto o messaggio da esso accompagnato, resterete stupiti dalla miriade di colori, fantasie, tecniche con cui ogni carta  viene realizzata o addirittura ripiegata. Chi non ha mai visto un origami? 
Oggi però ripercorreremo la storia millenaria della principessa per antonomasia fra le carte giapponesi, la pregiatissima Washi 和紙, meglio nota come “carta di riso”.

CENNO STORICO
La carta venne introdotta dalla Cina sotto il regno dell’imperatrice giapponese Suiko (VI sec. d.C), importata da due monaci coreani. Il fatto non si può dire di certo casuale, in quanto la carta fu lo strumento con cui il Buddismo Mahayana, quindi le sacre scritture si andarono diffondendo. L’imperatrice Suiko e suo nipote Shotoku Taishi furono i principali fautori dell’ingresso ed accettazione della cultura cinese in Giappone. Quindi la vicina Corea (dove la carta cinese era già giunta) funse, almeno inizialmente, da intermediario culturale, finché tra i due imperi non si aprirono ufficialmente dei rapporti diplomatici.
La carta cinese veniva prodotta artigianalmente con le fibre vegetali di due arbusti, la canapa ed il gelso e tale tecnica di lavorazione, che prevedeva l’impiego delle corteccia, è attestata in Cina sin dal II sec.a.C.  Tuttavia va detto che essa entrerà come protagonista dell’arte calligrafica cinese solo due secoli più tardi, in sostituzione delle ingombranti tavolette di bambù o della più costosa seta.
E come in Cina anche in Giappone la carta divenne, insieme al pennello, il simbolo e lo strumento d’espressione della classe colta dell’Impero e l’unico mezzo per preservarne di questo la memoria ai posteri. L’imitazione dell’apparato statale e complessa struttura burocratica cinese comportò un aumento della richiesta di produzione della carta, impiegata soprattutto per la compilazione dei registri di stato oltre che per la copia dei sutra buddisti.
Ma se i primi 100 anni del periodo Heyan (794-1185) trascorsero sotto l’egemonia culturale del prestigioso impero cinese, terminate ufficialmente nell’anno 894 le relazioni diplomatiche fra i due paesi, il Giappone comprese che oramai era giunto il tempo di camminare con le proprie gambe e  dare vita ad una cultura autoctona, che parlasse giapponese. Fiorirono infatti, soprattutto sotto il dominio a corte della famiglia Fujiwara (950-1050), una scrittura e letteratura ed arte nazionali.
Fu così che i giapponesi scoprirono anche il vantaggio che poteva dare l’utilizzo d’alcuni alberi e arbusti autoctoni come il forte ma flessibile kōzo (varietà di gelso giapponese) che, con le sue lunghe fibre, permise loro di fabbricare una carta più robusta e resistente. Finiva perciò l’imitazione della carta cinese e nasceva la nazionalissima Washi (wa: Giappone; shi: carta), la cui fabbricazione fu affidata a piccole industrie locali che ne tramandarono l’arte, perfezionandone le tecniche, di generazione in generazione. Ancora oggi alcune località del Giappone sono note per essere specializzate nella lavorazione della washi, prima fra tutte Echizen.
Chiaramente sono molto più numerose le fibre utilizzate e da queste sono nati vari tipi di washi: la carta Chosi 楮纸 (ricavata dal gelso kōzo), l’antica Gampishi 雁皮纸 (dal gampi), la Mashi 麻纸 (dalla canapa asa), la Mitsumatashi 三桠纸 (da una pianta simile al gampi ma coltivabile) e via dicendo.

Caratteristiche della washi sono una certa resistenza al tatto, all’umidità; vanta inoltre una facile lavorazione,trasparenza e luminosità, elementi questi che ne hanno permesso fino ai nostri giorni un’ampia applicazione. Tuttora lampade in carta washi vengono prodotte sui modelli di quelle più antiche (intramontabile la collezione Akari di Isamu Noguchi), come pure shoji e fusuma, in quanto la washi consente alla luce di filtrare delicatamente all’interno dell’abitazione.

Nagashi-suki: la creazione della carta
La tecnica tradizionale detta Nagashi-suki 流し漉きprevede varie fasi.
1. Le fibre (dopo essere state raccolte, cotte e pulite) vengono immerse in una vasca colma d’acqua e mescolate bene con un pettine di bambù ed un bastone. Viene poi aggiunta delle sostanze molli vegetali in modo tale che le fibre non si annodino fra loro.
2. Utilizzando il do (schermo fatto di strisce di bambù tenute insieme da fili di seta) e il keta (una sorta di cornice lignea), la miscela viene spostata energicamente avanti ed indietro e scossa ripetutamente fino a formare il foglio. Il procedimento è ripetuto più volte a seconda dello spessore che si vuole ottenere. Quando il foglio bagnato è pronto, il do viene  separato dalla cornice keta e pressato per rimuovere l’acqua in eccesso.
3. Segue poi la fase dell’essiccaggio: secondo un antico metodo, che non prevede le odierne asciugatrici meccaniche, si fissa il foglio su delle tavole in legno, lo si spazzola ed infine lo si mette ad asciugare al sole e al vento.
4. Successivamente  il foglio potrà essere trattato con sostanze chimiche o tinture speciali o addirittura decorato in vari modi durante lo stesso processo di produzione (ad esempio con disegni che richiamano le stoffe dei kimono, con foglie e fiori essiccati etc..).
Ogni carta washi ottenuta secondo il metodo tradizionale è pertanto unica, preziosa ed irripetibile.

Nagashi-suki su Youtube
  

Segnalibri in carta washi


Biglietto in carta washi