Nel lontano 1871 il giovane governo Meiji inviava negli Stati Uniti ed Europa un’ambasceria formata dai maggiori leaders politici del tempo. La delegazione, composta in tutto da 46 persone, era guidata dall’ambasciatore Iwakura Tomomi ed accompagnata, in qualità di vice ambasciatori, dai ministri Kido Tadayoshi, Itō Hirobumi ed Ōkubo Toshimichi.
I tempi erano ormai maturi per liberarsi dei trattati ineguali precedentemente imposti dalle potenze straniere e la via più breve per l’indipendenza nazionale parve il rinnovamento (ishin 維新) del paese. Scopo della missione era anche ricercare all’estero nuovi e compatibili modelli di modernizzazione delle strutture sociali, economiche e politiche, senza tuttavia cadere in un cieco culto dell’Occidente.
Il Giappone era appena uscito dal feudalesimo Tokugawa ma conservava ancora dei retaggi del passato; inoltre era privo di una moderna costituzione, fatto che lo poneva in una posizione impari nel confronto internazionale.
La missione si concluse nel settembre del 1873, dopo aver toccato ben 13 paesi fra i quali anche l’Italia. Il primo obiettivo non era stato raggiunto ma la missione Iwakura avrà comunque delle conseguenze notevoli. Stupiti positivamente dalle grandi coltivazioni, industrie, ferrovie e scuole occidentali gli ambasciatori giapponesi riferirono in patria le nuove conoscenze: pochi anni dopo vedranno la luce il Rescritto Imperiale sull’Educazione (1890) ed una prima Costituzione (1889). Fu così che il sistema educativo giapponese venne strutturato sul modello liberale statunitense mentre la Costituzione venne elaborata sul modello prussiano che meglio si adattava a sostenere il sistema imperiale.

La missione Iwakura a Londra (1872). Al centro, seduto, l’ambasciatore.
(commons.wikimedia.org)
Paesi visitati dalla missione: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Russia, Prussia, Germania, Danimarca, Svezia, Austria, Italia, Svizzera.




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